L'Ipnoterapia Polivagale Mesmerica (MPT) è un metodo originale, e pionieristico nel suo campo, sviluppato dal dr. Marco Paret.
Il dr. Paret praticava la liberazione somatica attraverso l'ipnosi, con un approccio scientifico, già prima che la Teoria Polivagale codificasse questo tipo di intervento, ed è stato tra i primi a integrarne la spiegazione nel proprio metodo. Proprio per questa esperienza è stato invitato a diversi congressi di psichiatria e psicologia come docente di teoria polivagale e ipnosi.
Oggi l'MPT si applica alla risoluzione dei traumi, al riequilibrio autonomico (il ritorno all'equilibrio del sistema nervoso involontario), all'ottimizzazione endocrina, al ringiovanimento e a molti altri ambiti del benessere psicofisico.
È stato presentato in numerosi congressi di psichiatria e psicologia in Romania ed è praticato e diffuso nel mondo dagli allievi e dagli operatori certificati del dr. Paret.

Uno dei modelli più interessanti della fisiologia del trauma è stato sviluppato da Peter Levine, PhD, pioniere in questo campo. Si basa sul modello etologico della risposta di attacco/fuga/congelamento che gli animali mostrano quando la loro vita è minacciata. In natura l'animale predato fugge o tenta di combattere; se è in trappola, si congela: resta immobile, mentre il suo corpo mantiene un'attività elevata sia del sistema nervoso parasimpatico (che calma) sia di quello simpatico (che attiva)...

Quando un animale sopravvive all'attacco di un predatore, attraversa di solito una fase in cui scarica istintivamente l'energia nervosa accumulata: rabbrividisce, corre a scatti, trema, suda, respira in modo profondo e ritmico. Concluso questo rilascio, torna a uno stato di calma vigile. Levine riferisce che gli operatori faunistici in Africa osservano costantemente che gli animali che, una volta liberati, non mostrano questo tremore e questa respirazione sopravvivono raramente al ritorno in natura, forse perché non riescono più a mettere in atto i comportamenti di difesa essenziali.
L'essere umano reagisce al trauma a modo suo, secondo l'educazione ricevuta e la complessità del suo cervello. Gli animali scaricano spontaneamente lo stress di uno scampato pericolo; noi tendiamo a trattenerlo. Lo stato di allarme resta attivo negli strati profondi della mente e continua a ripetersi. Ti è mai capitato di sentire il corpo reagire a un ricordo prima ancora di pensarci?
I ricordi del trauma comprendono ciò che sappiamo esprimere a parole, ma anche ciò che vive nei gesti automatici, come andare in bicicletta o suonare il pianoforte. Queste memorie si depositano in molte aree del cervello, da quelle coinvolte nelle decisioni a quelle che regolano equilibrio e ritmo.
La ricerca suggerisce che i ricordi traumatici siano conservati sia nei sistemi di memoria espliciti (consapevoli) sia in quelli impliciti (inconsapevoli). La memoria procedurale, una forma implicita che registra come si compiono le azioni, contiene sequenze motorie coordinate, come quelle dello sport o delle arti. Una volta apprese, queste sequenze si richiamano facilmente e si ritiene che risiedano nella corteccia orbitofrontale (la parte anteriore del cervello, sopra gli occhi, che valuta e decide), nelle strutture limbiche (emozioni), nel cervelletto, nel sistema vestibolare (equilibrio) e nei gangli della base (strutture profonde che regolano il movimento).
Diversi dati indicano che le esperienze traumatiche vengono codificate in queste memorie procedurali. Con pratiche basate sul "felt sense" (la percezione interna, corporea, di una situazione), la persona può riattivare gli schemi di movimento legati al trauma passato. Questa attivazione del sistema nervoso simpatico può permettere di scaricare l'energia autonomica trattenuta, come avviene negli animali. Un lavoro di questo tipo può aiutare a desensibilizzare il sistema nervoso autonomo e ad alleviare i sintomi del disturbo da stress post-traumatico.
Il metodo
L'MPT dà accesso a queste memorie attraverso un processo che guida il corpo a rivivere e liberare gli schemi registrati. Il corpo ripercorre la traccia dei traumi passati e completa i movimenti rimasti interrotti. Il sistema nervoso può così ripristinarsi, come fanno gli animali quando tremano dopo una minaccia.
Franz Mesmer, pioniere molto criticato nei secoli, osservava qualcosa di reale. Il suo metodo univa lo sguardo fisso, i passi delle mani sul corpo e la localizzazione del punto di dolore, per stimolare la forza di guarigione della persona. Non aveva bisogno di toccare: le sue "bacchette mesmeriche" servivano a dirigere quello che chiamava un fluido risanatore. Queste tecniche hanno preparato il terreno all'ipnosi moderna, e oggi la scienza conferma che contengono più di quanto appaia. Nella nostra pratica le leggiamo in chiave fisiologica: sguardo, micromovimenti, tono del sistema nervoso.
La ricerca del dr. Paret sull'opera dimenticata di Mesmer mostra che queste tecniche sono più di una nota a margine della storia. Offrono una mappa delle vie del nostro sistema nervoso e nuovi modi per superare gli effetti del trauma. I passi di Mesmer erano in anticipo sui tempi: attivano la capacità di autoregolazione del corpo, che la ricerca comincia solo ora a descrivere.
RINGIOVANIMENTO E IPNOTERAPIA POLIVAGALE MESMERICA
La teoria mitocondriale dell'invecchiamento e l'Ipnoterapia Polivagale Mesmerica
Teoria neuroendocrina dell'invecchiamento: i benefici dell'MPT
L'ipnosi e tre sistemi al centro della nostra pratica
In oltre trent'anni di lavoro sul corpo e sul sistema nervoso, la Scuola del dr. Paret ha sviluppato una competenza specifica in tre sistemi. Ognuno agisce su un ramo diverso del sistema nervoso autonomo, e ognuno si insegna passo dopo passo nei nostri corsi.
1. Il tremore (trembling). Quando il corpo ha accumulato attivazione – paura, allarme, sforzo – la scarica con tremori spontanei, come l'animale che si scuote dopo essere sfuggito al predatore. Nelle nostre sedute questi tremori compaiono in modo naturale, spesso durante la crisi mesmerica, e sappiamo accoglierli e guidarli. La lettura polivagale: si libera la carica del sistema simpatico (il ramo dell'attacco e della fuga) e il vago ventrale – il ramo della sicurezza e della calma – può tornare a guidare.
2. Il completamento della risposta. Un movimento di difesa che non si è potuto compiere – spingere via, correre, girare la testa – resta nel corpo come tensione, postura e allarme. Guidiamo il corpo, per lo più senza parole, a completare quel movimento in un contesto sicuro. Peter Levine è stato un pioniere di questo principio; nella nostra pratica diventa concreto con i passi magnetici e la guida non verbale. La lettura polivagale: il corpo esce dal congelamento del vago dorsale, porta a termine la difesa e il sistema nervoso registra che il pericolo è finito.
3. La stimolazione ventrovagale. Lo sguardo, il tono e il ritmo della voce, la postura, la presenza, il tocco e i passi magnetici sono segnali di sicurezza che il sistema nervoso legge prima di ogni pensiero – Stephen Porges la chiama neurocezione. Quando questi segnali sono forti e coerenti, il cuore rallenta, il respiro si fa profondo e la persona si riapre al contatto. È la base fisiologica di ciò che chiamiamo fascinazione: la co-regolazione di due sistemi nervosi.
L'ipnosi polivagale. L'ipnosi è il campo da cui nasce tutto questo. Il dr. Paret insegna l'ipnosi non verbale – con lo sguardo, la presenza e i passi magnetici – insieme all'ipnosi verbale e all'ipnosi istantanea, lette con il modello polivagale: l'induzione costruisce prima la sicurezza, poi raccoglie l'attenzione, e gli stati profondi – catalessi, sonnambulismo, estasi – si guidano nel rispetto del sistema nervoso della persona. Con l'ipnosi si superano paure e fobie, si impara a parlare in pubblico, si smette di fumare, si riduce il dolore e si ritrova fiducia in se stessi.
→ Ipnosi polivagale: il sito dedicato
Altri punti di forza della Scuola. La catalessi, l'immobilità che segna l'ingresso nell'ipnosi profonda e che, in termini polivagali, è l'incontro guidato tra immobilità e sicurezza. L'analgesia ipnotica, la riduzione del dolore attraverso l'attenzione, lo sguardo e i passi magnetici. La presenza corporea – gravità, verticalità, respiro – che dà all'operatore la calma su cui si accorda il sistema nervoso dell'altra persona. La visione periferica e l'allargamento dello sguardo, che spengono l'allarme della visione a tunnel. Le pratiche di respiro, come il ritmo 7-3-7 e il giro del corpo con il respiro. L'estasi, uno stato di attivazione globale del sistema nervoso che segue lo scioglimento della catalessi.
Per vedere questi fenomeni in sedute reali, visita il sito internazionale del dr. Paret:
Che cosa spiega la lente polivagale
Molte delle domande che oggi si pongono operatori e pubblico trovano nel modello polivagale una lettura chiara. Ecco le più frequenti, con il modo in cui lavoriamo su ciascuna.
Trauma e chiusura. Quando un pericolo appare troppo grande, il vago dorsale spegne la persona: sguardo assente, corpo pesante, emozioni lontane. Riportiamo gradualmente la persona al contatto, attraverso il corpo e lo sguardo, con il tremore e il completamento della risposta.
Dolore cronico senza una spiegazione chiara. Il dolore può essere la traccia di una difesa mai completata: il corpo continua a proteggersi. Quando il movimento si completa e la tensione si scarica, il corpo può lasciare andare quella protezione.
Perché il rifiuto fa male nel corpo. Per il sistema nervoso l'esclusione dal gruppo è un segnale di pericolo: il corpo reagisce con allarme o ritiro anche quando la mente sa che non c'è una minaccia reale. I segnali di sicurezza nella relazione restituiscono il senso di appartenenza.
Vecchie reazioni nelle relazioni. Le memorie implicite – conservate nel corpo più che nelle parole – si riattivano con un tono di voce o un gesto, e il corpo reagisce prima del pensiero. Con la scarica e il completamento queste reazioni perdono la loro carica.
Stress cronico, infiammazione e metabolismo. Un allarme prolungato tiene il corpo in assetto di emergenza: l'energia viene mobilitata, digestione e riparazione passano in secondo piano. La ricerca sul nervo vago descrive un riflesso con cui il vago contribuisce a regolare l'infiammazione; ritrovare il tono ventrale sostiene la capacità di riparazione del corpo.
L'intestino e la mente. La maggior parte delle fibre del nervo vago porta informazioni dal corpo al cervello, in buona parte dall'intestino. Per questo digestione, umore e senso di sicurezza si influenzano a vicenda.
Depressione. In molte persone la depressione mostra i segni di uno stato dorsale – poca energia, movimenti lenti, uno sguardo che evita il contatto. La stimolazione ventrale e il risveglio del corpo riportano energia e interesse.
Ansia nei ragazzi. Rassicurare ed evitare le difficoltà dà sollievo sul momento, ma mantiene attivo l'allarme. I ragazzi ritrovano fiducia quando sperimentano nel corpo di poter affrontare una sfida sentendosi al sicuro.
Perfezionismo e paura di sbagliare. Un sistema nervoso in allerta costante legge ogni errore come una minaccia. Quando il corpo si sente al sicuro, la mente ritrova flessibilità.
Pensieri ossessivi. I pensieri intrusivi e i controlli ripetuti tengono il sistema nervoso in vigilanza. Lavoriamo sull'allarme del corpo, perché il circolo vizioso perda l'energia che lo alimenta.
ADHD nelle donne e nelle ragazze. Irrequietezza, attenzione dispersa e sovraccarico emotivo nascondono spesso un sistema nervoso che fatica a trovare la calma. Il respiro, la presenza e i segnali ventrali danno al corpo un centro stabile.
Colpa, vergogna e ferite morali. La vergogna abbassa lo sguardo e curva il corpo: è la postura del ritiro. Con il lavoro sullo sguardo, sulla verticalità e sulla presenza, la persona ritrova dignità nel corpo prima ancora che nel pensiero.
Invecchiamento e perdita di memoria. Nelle persone anziane agitazione e confusione crescono spesso quando il sistema nervoso non si sente al sicuro. Una presenza calma, la voce e il tocco abbassano l'allarme – per la persona e per chi se ne prende cura.
Sentirsi accuditi calma il corpo. Una presenza attenta abbassa la risposta di stress: il sistema nervoso della persona si accorda con quello di chi è calmo e stabile. Questa co-regolazione è il cuore del nostro lavoro non verbale.
Imparare il metodo
L'Ipnoterapia Polivagale Mesmerica si insegna nei corsi della Scuola del dr. Paret (ISI-CNV – Université Européenne): seminari dal vivo e lezioni online, dal Master di primo livello fino alla formazione avanzata, con una competenza specifica nell'ipnosi polivagale, nel tremore, nel completamento della risposta e nella stimolazione ventrovagale. Richiedi il programma e le prossime date: il primo contatto è sempre un messaggio WhatsApp, mai una telefonata.
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→ marcoparet.com: la Scuola del dr. Paret
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Note di ricerca
Una selezione di studi scientifici pubblicati sulla teoria polivagale e sulla funzione vagale, che offrono una lettura scientifica dei temi trattati in questo articolo.
Porges SW (2001). The polyvagal theory: phylogenetic substrates of a social nervous system. International Journal of Psychophysiology, 42(2), 123-146. Testo fondativo della teoria polivagale, che descrive tre stadi evolutivi della regolazione autonomica (immobilizzazione tramite il vago non mielinizzato, mobilitazione simpatica e vago mielinizzato al servizio dell'ingaggio sociale); fornisce il lessico concettuale usato in questo articolo. https://doi.org/10.1016/s0167-8760(01)00162-3
Porges SW (2025). Polyvagal theory: current status, clinical applications, and future directions. Clinical Neuropsychiatry, 22(3), 169-184. Una rassegna recente sulle basi empiriche della teoria polivagale che affronta anche le critiche metodologiche e discute le implicazioni cliniche per trauma, dolore cronico e disturbi dell'umore; colloca la teoria nel dibattito scientifico attuale. https://doi.org/10.36131/cnfioritieditore20250301
Kozlowska K, Walker P, et al. (2015). Fear and the defense cascade: clinical implications and management. Harvard Review of Psychiatry, 23(4), 263-287. Questa rassegna descrive la cascata difensiva (allerta, attacco o fuga, congelamento, immobilità tonica e collassata, quiescenza) e osserva che l'essere umano, a differenza della maggior parte degli animali, può restare bloccato in questi schemi anche a minaccia passata; inquadra le risposte di congelamento e la loro risoluzione. https://doi.org/10.1097/HRP.0000000000000065
Payne P, Levine PA, Crane-Godreau MA (2015). Somatic experiencing: using interoception and proprioception as core elements of trauma therapy. Frontiers in Psychology, 6, 93. Questo articolo teorico descrive il Somatic Experiencing, che guida l'attenzione alle sensazioni corporee per completare le risposte difensive interrotte e scaricare l'eccesso di attivazione autonomica; propone una lettura neurofisiologica della scarica e del rilascio, non uno studio di esito. https://doi.org/10.3389/fpsyg.2015.00093