
Dal punto di vista dell'approccio polivagale, la depressione è più di un insieme di sintomi psicologici come quelli elencati nel DSM-5 dell'American Psychiatric Association (2013). È anche uno stato fisico strettamente legato al sistema nervoso, come mostra la teoria polivagale sottolineando il ruolo del nervo vago nella gestione delle emozioni.
La depressione alla luce della teoria polivagale
La depressione e lo stato vagale dorsale:
Schwerdtfeger & Friedrich-Mai (2009) hanno osservato che i sintomi tipici della depressione, come la stanchezza e il ritiro sociale, corrispondono a uno "stato vagale dorsale". In questo stato prevale il ramo dorsale del nervo vago, quello che governa lo spegnimento e il risparmio di energia, e la capacità del corpo di rilassarsi restando attivo e in relazione si riduce.
La depressione come ritiro dalla relazione:
Nel suo seminario PESI (2011) il dr. Porges suggerisce che il nucleo dei sintomi depressivi, cioè la riduzione del movimento e dell'espressione emotiva, si comprenda meglio come un ritiro dal coinvolgimento sociale e come segno di un tono vagale ridotto. È una lettura che mette in discussione le visioni tradizionali della depressione.
Interazione sociale e variabilità della frequenza cardiaca (HRV):
Schwerdtfeger e collaboratori (2009) hanno rilevato che le persone con depressione mostrano un tono vagale più alto, e quindi una migliore interazione sociale, solo in presenza di relazioni strette. Le interazioni sicure, fondate sulla fiducia, sono quindi importanti per rafforzare il tono vagale cardiaco. Nella depressione si indeboliscono le connessioni fra la Default Mode Network (DMN, la rete cerebrale attiva quando la mente si rivolge verso l'interno) e le aree delle emozioni e della motivazione. La DMN, centrale nella riflessione su di sé e nel fantasticare, diventa iperattiva e porta alla ruminazione, il ripetersi circolare di pensieri negativi. La teoria polivagale suggerisce di rafforzare il tono vagale frontale per contrastare questa iperattività: ciò favorisce il rilassamento e le interazioni sociali positive e può ridurre la ruminazione e i sintomi depressivi.
Il ruolo della danza e del movimento:
Devereaux (2017a) e Karkou e collaboratori (2019) mostrano che la danzaterapia, o terapia del movimento, è coerente con la teoria polivagale perché costruisce uno spazio sicuro ed empatico. In questo spazio le persone possono rientrare gradualmente in contatto con il proprio corpo e con le proprie emozioni, e ciò sostiene l'uscita dagli stati depressivi.
La comunicazione non verbale:
Secondo Karkou e collaboratori (2019), la danzaterapia è particolarmente efficace perché facilita l'espressione non verbale, che aiuta le persone con depressione a ricollegare sensazioni fisiche, emozioni e pensieri.
La teoria polivagale cambia così la nostra comprensione della depressione: da condizione puramente mentale o emotiva a stato con cambiamenti fisiologici, soprattutto nel coinvolgimento sociale e nel tono vagale. Approcci come la danzaterapia, che offrono un ambiente sicuro e accogliente e aiutano la persona a riconnettersi con il sistema di coinvolgimento sociale, si rivelano utili per superare la depressione. Mirano a ritrovare l'integrazione fisica ed emotiva e il senso di connessione con gli altri.
La depressione è caratterizzata da un'attivazione del vago dorsale che blocca il corpo, come in uno stato di stanchezza cronica. Come ha osservato Porges, si comprende meglio come un ritiro dal coinvolgimento sociale e come segno di un tono vagale ridotto.
Un possibile protocollo per la depressione usa i passi magnetici, movimenti lenti delle mani lungo il corpo, per attivare il vago ventrale, il ramo legato alla sicurezza e alla relazione, attraverso la consapevolezza corporea. Vedevamo le persone uscire da questa pesantezza con i passi magnetici molto prima che la teoria polivagale potesse dirci ciò che accade nel loro sistema nervoso.
Infine, la crisi mesmerica polivagale, una scarica spontanea del sistema nervoso attraverso tremori, pianto o respiri profondi, può sbloccare ricordi specifici e aiutare la persona a cambiare atteggiamento.
Imparare il metodo
L'Ipnoterapia Polivagale Mesmerica si insegna nei corsi della Scuola del dr. Paret (ISI-CNV – Université Européenne): seminari dal vivo e lezioni online, dal Master di primo livello fino alla formazione avanzata, con una competenza specifica nell'ipnosi polivagale, nel tremore, nel completamento della risposta e nella stimolazione ventrovagale. Richiedi il programma e le prossime date: il primo contatto è sempre un messaggio WhatsApp, mai una telefonata.
→ Richiedi informazioni sui corsi
→ Video e attività internazionale del dr. Paret
→ marcoparet.com: la Scuola del dr. Paret
Questo sito è disponibile in: English · Italiano · Français · Русский · 中文
Note di ricerca
Una selezione di studi scientifici pubblicati sulla teoria polivagale e sulla funzione vagale, che offrono una lettura scientifica dei temi trattati in questo articolo.
Kemp AH, Quintana DS, et al. (2010). Impact of depression and antidepressant treatment on heart rate variability: a review and meta-analysis. Biological Psychiatry, 67(11), 1067-1074. In una meta-analisi di 18 studi, le persone con depressione maggiore senza malattia cardiovascolare mostravano una HRV più bassa rispetto ai controlli, tanto più bassa quanto più grave la depressione; diversi antidepressivi non ripristinavano la HRV nonostante il miglioramento dei sintomi. https://doi.org/10.1016/j.biopsych.2009.12.012
Koenig J, Kemp AH, et al. (2016). Depression and resting state heart rate variability in children and adolescents: a systematic review and meta-analysis. Clinical Psychology Review, 46, 136-150. Questa meta-analisi ha rilevato una HRV ad alta frequenza a riposo più bassa in bambini e adolescenti con depressione clinica rispetto ai coetanei sani, in linea con i dati sugli adulti, anche se nei campioni non clinici non è emersa correlazione con la gravità dei sintomi. https://doi.org/10.1016/j.cpr.2016.04.013
Chen X, Yang R, et al. (2017). Hypnosis in the treatment of major depression: an analysis of heart rate variability. International Journal of Clinical and Experimental Hypnosis, 65(1), 52-63. In un piccolo studio su 21 pazienti con depressione maggiore, i parametri di HRV aumentavano durante e dopo l'ipnosi rispetto alla condizione pre-ipnotica; il campione è ridotto e senza gruppo di controllo, quindi il risultato è preliminare. https://doi.org/10.1080/00207144.2017.1246873
Breit S, Kupferberg A, et al. (2018). Vagus nerve as modulator of the brain-gut axis in psychiatric and inflammatory disorders. Frontiers in Psychiatry, 9, 44. Questa rassegna segnala evidenze preliminari che interventi rivolti al nervo vago, compresa la stimolazione vagale e le pratiche basate sul respiro, possano sostenere le persone con depressione resistente, in parte attraverso effetti sul tono vagale e sull'infiammazione. https://doi.org/10.3389/fpsyt.2018.00044