
Il dr. Paret usa la consapevolezza della gravità e delle sensazioni corporee come strumento di lavoro. Ricerche recenti suggeriscono in che modo questa attenzione al corpo possa influire sull'attività cerebrale e sui processi cognitivi.
La chiave per comprenderlo è la Default Mode Network (DMN, la "rete in modalità predefinita" del cervello). Tre elementi sono collegati: l'attenzione alle sensazioni fisiche, la disattivazione della DMN e il sostegno che ne deriva alle funzioni esecutive, le capacità con cui pianifichiamo, decidiamo e manteniamo la concentrazione.
La presenza, cioè l'attenzione mantenuta sulle sensazioni fisiche e sul peso del corpo che la gravità attira verso il basso, ha un ruolo centrale nel modulare l'attività della DMN. Gli effetti di questo stato li conoscevamo dalla pratica molto prima che le neuroimmagini cominciassero a descriverli: la persona si assesta, il respiro rallenta, lo sguardo si fa stabile.
La DMN è
un insieme di regioni cerebrali che si attiva a riposo ed è associato ai pensieri rivolti a sé stessi e al vagare della mente,
e
tende a disattivarsi durante i compiti che richiedono attenzione focalizzata.
Questa disattivazione è importante. Le ricerche collegano una DMN iperattiva a diversi disturbi psicologici, fra cui ansia e depressione; una DMN iperattiva può inoltre limitare la capacità del cervello di svolgere compiti che richiedono concentrazione e controllo cognitivo.
Portare l'attenzione alle sensazioni corporee, come la percezione del proprio peso, ancora la persona al momento presente e distoglie la mente dalla ruminazione, il ripetersi circolare dei pensieri su di sé che la DMN alimenta. Questo spostamento riduce l'attività della DMN e permette alle reti esecutive del cervello di prendere il comando, migliorando le capacità di decidere, risolvere problemi e pianificare.
Concentrarsi sulle sensazioni fisiche e sulla gravità porta anche a una consapevolezza incarnata: la persona diventa più sintonizzata con gli stati del proprio corpo e meno assorbita dai racconti della mente. Questa presenza ha un valore concreto per il benessere: porta calma e centratura, riduce lo stress e migliora la regolazione delle emozioni.
Gli studi scientifici sostengono i benefici delle pratiche di mindfulness e di consapevolezza corporea. Le ricerche suggeriscono che possano produrre cambiamenti strutturali e funzionali nel cervello: maggiore densità della materia grigia nelle aree legate all'attenzione, all'elaborazione sensoriale e alla regolazione emotiva, e connessioni più forti fra la DMN e le reti di controllo esecutivo, così che il cervello passi con più facilità dal pensiero centrato su di sé al compito da svolgere.
Attenzione alle sensazioni corporee, disattivazione della DMN e potenziamento delle funzioni esecutive sono dunque collegati, e ciò mostra l'importanza delle pratiche corporee per il benessere cognitivo ed emotivo.
L'attenzione del dr. Paret alla gravità e alle sensazioni fisiche è centrale nel suo metodo. Ha radici in tradizioni antiche ed è sostenuta da un insieme crescente di dati neuroscientifici secondo cui queste pratiche possono migliorare in modo sostanziale la salute mentale e l'efficienza cognitiva.
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Note di ricerca
Una selezione di studi scientifici pubblicati sulla teoria polivagale e sulla funzione vagale, che offrono una lettura scientifica dei temi trattati in questo articolo.
Raichle ME, MacLeod AM, et al. (2001). A default mode of brain function. Proceedings of the National Academy of Sciences of the USA, 98(2), 676-682. Con misure PET dell'estrazione di ossigeno, lo studio ha identificato un insieme di aree cerebrali attive a riposo che si disattivano regolarmente durante i compiti orientati a uno scopo, introducendo il concetto di 'modalità predefinita' del funzionamento cerebrale. https://doi.org/10.1073/pnas.98.2.676
Brewer JA, Worhunsky PD, et al. (2011). Meditation experience is associated with differences in default mode network activity and connectivity. Proceedings of the National Academy of Sciences of the USA, 108(50), 20254-20259. I meditatori esperti mostravano un'attività relativamente più bassa nei nodi principali della rete in modalità predefinita (corteccia prefrontale mediale e cingolata posteriore) in diverse meditazioni, in linea con un minore vagare della mente durante l'attenzione al momento presente. https://doi.org/10.1073/pnas.1112029108
Killingsworth MA, Gilbert DT (2010). A wandering mind is an unhappy mind. Science, 330(6006), 932. Il campionamento dell'esperienza tramite smartphone ha mostrato che le persone pensano ad altro rispetto a ciò che stanno facendo quasi metà del tempo, e che il vagare della mente si associava in genere a un umore più basso. https://doi.org/10.1126/science.1192439