
L’"incapacità di fare" è una delle narrazioni che si trovano al centro di alcune persone. Si manifesta come una spinta costante a realizzare, a dimostrare il proprio valore facendo senza sosta. Questo dialogo interiore è più di un dubbio sommesso: è un’affermazione forte delle proprie presunte mancanze. In termini polivagali è legato a un sistema simpatico molto attivato (la parte del sistema nervoso autonomo che prepara il corpo all’azione, alla lotta o alla fuga). Interviene anche un secondo sistema, quello della connessione, regolato dal vago ventrale (il ramo del nervo vago che sostiene la calma e il contatto sociale): per misurare i propri risultati, infatti, occorre entrare in relazione con gli altri. L'ipnosi rivela la differenza tra fare e essere in modo particolarmente diretto. Una persona può seguire ogni istruzione ma rimanere intrappolata nello sforzo, o può scoprire uno stato più tranquillo in cui nulla deve essere provato. Nelle nostre osservazioni, i cambiamenti nello sguardo, nella respirazione e nella tensione corporea possono rendere visibile questa distinzione prima che la persona possa descriverla pienamente.
Prendiamo John, amministratore delegato che, nonostante grandi risultati, lotta in privato con la paura di essere incapace. Lo guida una convinzione di False Core (il "Nucleo Falso": per alcuni autori che lavorano con l’Enneagramma, la convinzione errata originaria su di sé) che continua a ripetergli: "Non sei capace di fare". In pubblico è un modello di successo e di produttività. Da solo nel suo ufficio avverte un vuoto profondo, che nessuna quantità di azioni sembra colmare.
Questa "incapacità di fare" è un’esperienza soggettiva, spesso slegata dalla realtà oggettiva. È un’illusione di incompetenza che persone come John inseguono senza tregua. Il False Self (il "Falso Sé", l’identità costruita per compensare il Nucleo Falso) risponde assumendo il ruolo di chi deve sempre superarsi, un lavoratore instancabile che non fa mai abbastanza. È una recita: una richiesta urgente di conferma rivolta a un mondo che considera i risultati la principale misura del valore.
Questo comportamento compensatorio nasce dalla vanità: dall’attenzione a come si è visti più che a come ci si sente. È una forma di autoinganno, in cui persone come John agiscono non per la propria soddisfazione ma per lo sguardo di un pubblico che sentono sempre presente. Il prezzo è una disconnessione dal corpo: il benessere e il comfort personale vengono trascurati a favore dell’apparenza.
Consideriamo questa "incapacità di fare" un concetto: un’idea con cui le persone giustificano il proprio sforzo incessante. Funziona come un sistema chiuso, che non accoglie i riscontri esterni, e la sensazione soggettiva di non fare abbastanza diventa una profezia che si autoavvera.
Il paradosso di questa lotta interiore è che spesso porta alla sindrome dell’impostore (la sensazione di non meritare il proprio successo). Persone come John si sentono attori della propria vita e non riescono a fare propri i risultati raggiunti. Il successo è per loro un costume che non calza mai del tutto, e temono che qualcuno veda oltre la facciata e scopra il "vuoto" interiore.
Per chi è preso nella dinamica tra Nucleo Falso e Falso Sé, il cambiamento comincia dal riconoscere che questa narrazione interiore è un’illusione. Significa togliere gli strati della recita per far emergere il sé autentico, libero dalla compulsione a fare. Significa ritrovare l’equilibrio e riconoscere l’ampiezza della propria essenza, senza chiamarla vuoto o inadeguatezza.
Il cambiamento autentico nasce dall’essere di più, non dal fare di più: dal contatto con la quiete interiore e dal riconoscere che il valore è innato, non guadagnato. Percorrendo questa strada, persone come John scoprono che i risultati non nutrono l’anima, ma distolgono dalla semplicità del puro essere. Nella nostra pratica sosteniamo questo passaggio stimolando la forza interiore della persona, a partire dal corpo.
Naturalmente occorre distinguere tra tipi equilibrati e tipi in squilibrio.
Osservare i tratti narcisistici attraverso la teoria polivagale ci aiuta a vedere le basi fisiologiche della personalità e del comportamento. In un Tipo Tre dell’Enneagramma (il modello della personalità in nove tipi), spesso descritto come laborioso e sicuro di sé, il sistema nervoso simpatico è attivato in modo equilibrato. Questo equilibrio sostiene la prontezza e l’azione, e con esse un senso di sicurezza e di produttività.
Quando questo equilibrio scivola verso l’estremo, il quadro cambia. L’elevata attivazione simpatica del Tipo Tre grandioso e narcisista riflette un’iperattivazione della risposta di lotta o fuga del corpo. La persona è in uno stato di iperattivazione, sempre "accesa", spinta a fare di più, ottenere di più ed essere vista come di più, spesso a scapito di legami sociali più profondi e del benessere emotivo.
Il sistema inibitorio (Behavioral Inhibition System, BIS: secondo alcuni autori, il sistema che fa da freno all’eccitazione) lavora in modo solo moderato e non riesce a contrastare la forte spinta simpatica di questo stato estremo. Di conseguenza la persona può mostrare un’alta reattività della RSA (aritmia sinusale respiratoria: la variazione naturale della frequenza cardiaca con il respiro), che però non viene usata in modo efficace per regolare le emozioni, e il tono vagale (l’influenza calmante del nervo vago sul cuore) resta moderato. Il nervo vago, che rallenta il cuore e sostiene il coinvolgimento sociale, non si attiva in modo ottimale; eppure questa attivazione è essenziale per costruire e mantenere i legami sociali.
Lo stile di attaccamento evitante (la tendenza a mantenere una distanza emotiva nelle relazioni) che si osserva nei Tipi Tre in squilibrio si può quindi comprendere come effetto di questa disregolazione fisiologica. Queste persone possono anteporre il lavoro e i risultati alle relazioni non solo per una preferenza psicologica, ma per uno stato fisiologico di fondo che privilegia la mobilitazione e l’esecuzione dei compiti rispetto al coinvolgimento sociale e al rilassamento. Questo stato si riflette anche nella loro reattività della RSA che, pur moderata, non li aiuta a tornare alla calma e alla relazione dopo lo stress.
In termini polivagali, il Tipo Tre che passa dall’equilibrio allo squilibrio si sposta da un sistema dinamico e ben regolato a uno in cui la spinta simpatica prevale sul sistema di coinvolgimento sociale. L’attenzione si concentra sul risultato individuale e le relazioni perdono valore. Nel lavoro questo può apparire come una ricerca incessante del successo, spesso ammirata, con un costo nascosto per la vita relazionale ed emotiva della persona. Questo schema lo vedevamo nel corpo delle persone con cui lavoriamo (postura, respiro, ritmo dei gesti) molto prima che ne esistesse un'interpretazione polivagale; oggi la teoria descrive questo passaggio come un cambiamento di stato autonomo. Il cambiamento è fisiologico oltre che psicologico, e quindi richiede di modificare la risposta del corpo al mondo, non solo il modo di pensare.
Che rapporto c’è tra il narcisismo e la teoria polivagale? Al centro di questo studio ci sono il narcisismo manifesto e quello nascosto e il loro rapporto con la regolazione emotiva, un ambito essenziale per la salute psicologica e l’adattamento sociale. La chiave sta nella reattività dell’aritmia sinusale respiratoria (RSA): riflette gli intervalli tra un battito cardiaco e l’altro ed è un chiaro indicatore della regolazione fisiologica.
MANIFESTO: nella sua forma manifesta, il narcisismo è spesso associato a tratti considerati positivi, come l’autostima e l’estroversione.
NASCOSTO: il narcisismo nascosto tende ad accompagnarsi a sintomi internalizzanti (difficoltà rivolte verso l’interno), come l’ansia e una tendenza alla reattività emotiva negativa. Il fatto che il narcisismo sia associato sia a esiti positivi sia a esiti negativi interroga i ricercatori da anni.
RSA
Al centro di questo quadro c’è la reattività della RSA: la risposta ritmica del cuore al respiro, che apre una finestra sui nostri meccanismi interni di regolazione.
Lo studio della RSA aggiunge un nuovo livello di comprensione. La RSA, in particolare la sua reattività allo stress, è stata proposta come correlato fisiologico della regolazione emotiva. Gli studi mostrano che un’alta RSA a riposo è associata a un migliore controllo emotivo, mentre una netta diminuzione della RSA durante lo stress può agire come fattore protettivo.
Le persone con narcisismo manifesto possono avere meno difficoltà a regolare le emozioni, mentre chi presenta un narcisismo nascosto può faticare di più. Lo studio mostra inoltre che la reattività della RSA indotta dallo stress può moderare l’effetto del narcisismo nascosto su queste difficoltà: una maggiore diminuzione della RSA sotto stress può proteggere dall’impatto del narcisismo nascosto.
Prendiamo Jake, una persona con tendenze narcisistiche manifeste, spesso percepita come sicura di sé e affascinante. L’alta autostima e il carattere estroverso ne fanno il centro della festa e suggeriscono una visione positiva, spesso legata a una RSA a riposo robusta. Lo stress quotidiano non abbassa facilmente il suo umore: la reattività della RSA lo aiuta a gestire con abilità le onde emotive, ed è meno esposto ai turbamenti.
Emily, al contrario, incarna il narcisismo nascosto. Porta con sé un’ansia silenziosa e una sensibilità che spesso la sopraffà. Il suo mondo interiore è pieno di reattività emotiva, di dubbi e di autocritica. Qui la reattività della RSA diventa decisiva: per Emily, una netta diminuzione della RSA sotto stress potrebbe fare da cuscinetto, attenuando il suo tumulto interiore e offrendole una certa protezione emotiva.
Questo studio offre una comprensione più articolata della personalità narcisistica e mette in luce il ruolo delle risposte fisiologiche nella salute mentale. Suggerisce che la reattività della RSA rappresenti sia un indicatore della regolazione emotiva sia un possibile moderatore nel rapporto tra narcisismo e benessere emotivo. (fonte https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S030105111530020X)
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Note di ricerca
Una selezione di studi scientifici pubblicati sulla teoria polivagale e sulla funzione vagale, che offrono una lettura scientifica dei temi trattati in questo articolo.
Edelstein RS, Yim IS, Quas JA (2010). Narcissism predicts heightened cortisol reactivity to a psychosocial stressor in men. Journal of Research in Personality, 44(5), 565-572. Negli uomini esposti a uno stress valutativo di laboratorio, punteggi più alti di narcisismo predicevano una maggiore reattività del cortisolo e un aumento più marcato degli affetti negativi; nelle donne il legame non è emerso. https://doi.org/10.1016/j.jrp.2010.06.008
Cheng JT, Tracy JL, Miller GE (2013). Are narcissists hardy or vulnerable? The role of narcissism in the production of stress-related biomarkers in response to emotional distress. Emotion, 13(6), 1004-1011. Nell'arco di tre giorni, le donne con narcisismo elevato mostravano una maggiore produzione di cortisolo e alfa-amilasi quando provavano emozioni negative, in linea con l'ipotesi di un 'io fragile' con maggiore sensibilità fisiologica. https://doi.org/10.1037/a0034410
Zhang H, Wang Z, et al. (2015). Associations between narcissism and emotion regulation difficulties: respiratory sinus arrhythmia reactivity as a moderator. Biological Psychology, 110, 1-11. In 227 studenti, il narcisismo nascosto si associava a maggiori difficoltà di regolazione emotiva, e il grado di reattività vagale (RSA) durante un compito stressante moderava questa associazione. https://doi.org/10.1016/j.biopsycho.2015.06.014